TRA LE PIRAMIDI

10/09/2014


E' DISPONIBILE IL TOUR VIRTUALE PER ANDARE  

SPASSO TRA LE PIRAMIDI 

Nella vasta distesa del Sahara, tre strutture triangolari si innalzano in mezzo al nulla come montagne costruite dall’uomo. Apparentemente lontanissime dalla caotica e moderna città del Cairo, le Piramidi di Giza si ergono immutate da quasi cinquemila anni. Da oggi, ovunque voi siate, potete provare l'esperienza di visitare questi antichi monumenti, e percepire l’ambizione senza limiti che essi rappresentano, grazie alla funzione Street View di Google Maps. 

La Necropoli di Giza è uno dei più celebri siti archeologici al mondo e ospita l’ultima meraviglia del mondo antico rimasta intatta: la Grande Piramide. Costruita per essere una tomba e un simbolo di eternità per il Faraone Cheope, raggiunge i 139 metri di altezza (come le più alte montagne russe esistenti al mondo!) e, per circa 3.800 anni, è stata la costruzione artificiale più alta esistente sulla Terra. Guardando oltre, in direzione Ovest, potrete vedere le piramidi di Chefren e Micerino, erette dal figlio e dal nipote di Cheope. 

La Grande Piramide
Ora rivolgetevi ad Est verso la Grande Sfinge, la più antica e imponente scultura esistente al mondo. Con un corpo da leone e un volto umano, la Sfinge misura 73 metri di lunghezza per 20 di altezza. La traduzione letterale del suo nome significa “Padre del Terrore” e questa creatura mitica ha probabilmente le sembianze del Faraone Chefren, che dominava l’Egitto ai tempi della costruzione.

La Grande Sfinge
Oltre alla Necropoli di Giza, è possibile esplorare anche La Piramide di Djoser, l’antico luogo dove sorge la primissima piramide realizzata al mondo, progettata dal grande Architetto Egizio Imhotep all’interno dell’antica necropoli di Saqqara.

Da oggi non sono solo le Piramidi ad essere disponibili per la prima volta in Google Maps. Il tour virtuale dell’Egitto include altri luoghi che potranno certamente catturare la tua attenzione: Abu Mena, per esempio, uno dei più antichi siti della Cristianità in Egitto - la chiesa, il battistero, le basiliche e i monasteri - la Chiesa Sospesa, una delle più antiche chiese copte del mondo, la Cittadella del Cairo, con la sua fortificazione e le vestigia del medioevo Islamico, e la Cittadella di Qaitbay, una città fortificata del 15° secolo costruita a picco sul Mar Mediterraneo.

Se il giro tra le immagini di questi siti archeologici ha risvegliato il vostro interesse nel mondo degli Egizi, vi invitiamo a visitare il Google Cultural Institute, dove potrete esplorare i tesori dell’antico Egitto attraverso una serie di disegni, fotografie storiche e manufatti provenienti da questi celebri luoghi storici.

Le Piramidi di Giza sono sopravvissute per quasi cinque millenni e testimoniano la purezza delle antiche popolazioni che le hanno costruite. Ora questo patrimonio viene preservato in un modo tutto nuovo grazie alle immagini panoramiche e coinvolgenti di Street View. Vi invitiamo a prendervi un momento per tornare indietro nel tempo ed esplorare le più antiche meraviglie del mondo costruite dall’uomo.

  

I MITI GRECI



Un articolo interessante da leggere!



Le parole sbagliate degli insegnanti  Un articolo interessante da leggere!

Nuove App per la didattica 2.0

04/09/2014

Salve ragazzi ho bisogno del vostro parere 
AIUTATEMI  
a sperimentare queste nuove App per la didattica 2.0!
FORZA Sperimentiamo... !

SI ACCETTANO PROPOSTE PER NUOVE UDA 2015
Ps. nuovi BONUS per chi è propositivo!




04/09/2014

iPad Core Teacher Apps. 


Qualcosa di nuovo da sperimentare???????




















04/09/2014
FIOR DI ZUCCHE 2.0 
è ora anche su Pinterest




28/08/2014

IL NOSTRO PASSAPORTO ITALIANO SECONDO GAETANO PESCE 



28/08/2014



Dante's Internet - 


the nine circles of Internet Hell 




I MIGLIORI SITI PER FARE INFOGRAFICHE















La Maker Faire Rome apre alle scuole

21/08/09

La Maker Faire Rome apre alle scuole il 4 ottobre!

*Makers and Education*
Le stampanti 3D sono fatte anche per stare nelle aule di scuola. La dimostrazione l’avrete partecipando a questa giornata interamente dedicata agli istituti scolastici e agli studenti. Saranno presentati nuovi progetti dedicati al mondo della formazione e proposte per rendere più divertente e innovativo l’apprendimento mediato dalle nuove tecnologie.
La Maker Faire Rome, infatti,  non è una comune fiera ma un’esperienza interattiva, uno spazio dove ci saranno esposizioni ma anche workshop, presentazioni e performance. La presenza deigiovani in questo contesto è fondamentale, affinché scoprano, vivendo l’esperienza e toccandola con le proprie mani, dove siamo e dove possiamo andare, con convinzione, creatività, tecnologia… in poche parole futuro!

I Makers sono stati definiti gli artigiani del XXI secolo, gli hobbisti tecnologici che si affidano alla creatività, all’innovazione, al problem solving. Tutte competenze che si devono cominciare ad acquisire a scuola, se possibile fin da piccoli. Si tratta dell’educazione per il XXI secolo.

Cos’è l’educazione del XXI secolo?
Il professor Alfonso Molina, docente di Strategie delle Tecnologie all’Università di Edimburgo e direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale la definisce come “quell’insieme di attività che consentono ai giovani di tutte le età di sviluppare le competenze utili per vivere e lavorare nel XXI secolo come la creatività, il problem solving, il lavoro di gruppo, la responsabilità sociale: attività che spesso non vengono inserite nel curriculum scolastico standard ma che devono essere parte integrante della didattica innovativa per preparare i giovani alle sfide future”.
Per questo ci è sembrato importante dedicare una giornata della Maker Faire al mondo della scuola e, in particolare, al settore della Robotica educativa.
La Robotica educativa è infatti un esempio eccellente di come le attività pratiche, logico-creative e di gruppo possano essere uno stimolo importante per i giovani. Imparare a programmare un robot significa sviluppare quelle abilità utili ad uno studente non solo da un punto di vista tecnologico matematico ma anche da quello della risoluzione dei problemi. Si tratta di un processo che viene messo in atto e che permette ai giovani di costruire un nuovo approccio alla vita e plasmare il proprio futuro. La metodologia utilizzata è quella costruttivista e inclusiva dell’imparare facendo. La robotica permette quindi di sviluppare capacità trasversali necessarie a garantire l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e lo studente è posto al centro del processo educativo come costruttore del suo apprendimento.
È esattamente quella logica che sottende ai makers.
Sarà un caso che il simbolo della Maker Faire è proprio un robot?

>> Per partecipare è necessario accreditare le proprie classi gratuitamente compilando il form



NON SI SCHERZA CON LE EMOZIONI

105921/08/2012

Salve ragazzi!
Vi allego di seguito un interessante articolo che ho letto
nella rivista " Internazionale "
la notizia in questione è eclatante!
Ne discuteremo anche in classe!!!



lo scanner 3D per iPad

16/07/2014

CES 2014, iSense E lo scanner 3D per iPad Di 3D Systems


Mostrata al Consumer Electronics Show di Las Vegas la versione compatibile con iPad dello scanner 3D iSense. Permette di catturare Oggetti in 3D Senza ricorrere una scatola speciali di SCANSIONE. Arriverà Nel Secondo Trimestre di quest'anno

Al Consumer Electronics Show di Las Vegas Sistemi di Las 3D ha rilasciato la versione compatibile con iPad dello scanner  iSense . Dispositivo QUESTO SI attacca alla altera parte superiore del bordo del tablet e permette di scansionare in Tempo Reale Oggetti in tre Dimensioni, Senza Bisogno di inserire Gli Oggetti in speciali box di SCANSIONE. Montando il piccolo Accessorio E Possibile Camminare e scansionare Oggetti e Ambienti ottenendo copie fotorealistiche di Oggetti reali. DOPO la SCANSIONE, Gli Utenti possono trasferire i Dati per l'editing o la Duplicazione di Stampanti compatibili 3D. Il sito Engadget AVEVA avuto Modo di  Testare  lo scanner Sense, predecessore dell'iSense e Nella RECENSIONE AVEVA evidenziato vari Limiti, Parlando di Nazioni Unite prodotto promettente ma Ancora acerbo.
Tra le potenzialita del prodotto, l'uso o per venire Sistema possibilita creare Modelli, Sviluppo giochi con Personaggi ricalcati da Modelli reali. Il video di Che includiamo qui Sotto Mostra Il Primo Senso 3D All'Opera scanner. L'iSense per iPad Sarà, Planethair Nel Corso del Secondo Trimestre di quest'anno una ONU Previsto prezzo di 499 Dollari, circa 360 €.
Nel corso del CES, Avi Reichental, CEO di 3D Systems ha raggiunto sul palco Intel Che  illustrava  Una videocamera 3D, Uno dei Primi Prodotti a supportare Profondità 3D e 2D e il Che permette AI Dispositivi di "VEDERE" la Profondità quasi venire l'occhio Umano . Le due Società collaboreranno per offrire la SCANSIONE e la stampa 3D Agli Utenti mainstream. Gia Nella Seconda Metà del 2014, 3DS Sistemi rendera Disponibili le proprie Applicazioni software consumer di SCANSIONE, editing e stampa 3D senso per i Dispositivi equipaggiati con La Nuova videocamera 3D.






EMPATHY

LA CLASSE È… ACQUA




Dal blog di Alessandro D'avenia:
Ho scritto queste righe per l’inserto La Lettura del Corriere della Sera, nell’ambito del dibattito sulla scuola affrontato dal giornale nelle ultime settimane.
***
Le parole abusate sono segnaletica della nostalgia, fosforescenze di ciò che perdiamo. Scuola: tutti ne parlano, mentre rantola.
Se dovessi distillare il succo di 14 anni di insegnamento, di incontri in ogni tipo di scuola e di migliaia di lettere di studenti, docenti e genitori, dovuti ai libri che ho scritto, direi con E.Canetti: “Ogni cosa che ho imparato dalla viva voce dei miei insegnanti ha conservato la fisionomia di colui che me l’ha spiegata e nel ricordo è rimasta legata alla sua immagine. È questa la prima vera scuola di conoscenza dell’uomo”. Così ne La lingua salvata definiva l’essenza della scuola: la viva voce e l’immagine dell’insegnante. Solo una discontinuità antropologica (e quindi economica) potrà cambiare la scuola, non belletti organizzativi spacciati per riforme. Una rivoluzione copernicana che ponga nell’ordine giusto conoscenza e amore: ogni crescita in estensione e profondità della nostra conoscenza del mondo presuppone un’estensione della nostra sfera di inter-esse, cioè d’amore.
Perché non chiudiamo le scuole e non carichiamo le lezioni suyoutube risparmiando tempo e fatica? Perché siamo convinti che insegnare sia una relazione attuale: spazio e tempo condivisi nell’irripetibile dinamismo della vita e delle vite.
Se un ragazzo esteriormente somiglia più al padre o alla madre, interiormente (sguardo sul mondo, fiducia nella vita) corrisponde alla qualità della relazione tra i genitori. Così l’insegnamento, parte dell’educazione, si dà nella triplice relazione professore-studente, professore-genitori, professore-colleghi. Classe e studente somigliano alla qualità di queste tre relazioni. Posso soffermarmi solo sulla prima.
La qualità della relazione docente-studente determina l’apertura conoscitiva, a meno di non illudersi che istruzione ed educazione siano separabili. Si conosce soltanto ciò a cui la nostra intelligenzari-conosce un valore (il cuore intelligente di Finkielkraut) segnalato da tutto l’essere dell’in-segnante. Non ci può essere educazione (né insegnamento) in differita, perché la relazione coinvolge tutti i livelli della persona (corporeo, intellettivo, spirituale). Il moscone del cogito cartesiano continua a sbattere contro il vetro che non vede: cervelli riempiti di nozioni, addestramento pavloviano a ripetere, miglioramento solo con la sanzione dell’errore. L’insegnamento invece avviene solo in atto, perché solo la vita integrale educa. Si insegna con tutto: sguardo, tono di voce, movenze del corpo, disposizione dei banchi, brillare degli occhi, segni su un compito, cellulare spento… e parole. Una relazione funziona quando genera i beni specifici per cui la si instaura, se quella scolastica non genera attenzione, motivazione, curiosità, non è solo per carenza di stipendio, mura scorticate, vuota burocrazia, giovani e famiglie d’oggi, ma per carenza di relazione. Che cosa è necessario perché essa sia e sia generativa?
La molecola d’acqua è relazione tra due atomi d’idrogeno e uno d’ossigeno, uno dà all’altro ciò di cui l’altro ha bisogno. Anche a scuola è così: la classe è acqua!
Nella relazione scolastica tre sono gli elementi indispensabili: amore per ciò che si insegna (conoscenza e passione: studium), amore per il chi a cui si insegna (empatia: non sentimentalismo, ma riconoscimento dello studente come soggetto di un “inedito stare al mondo” e non oggetto da cui ottenere prestazioni), amore per ilcome si insegna (creatività didattica che rinnova ogni lezione in base ad allievi e contesto: metodo). Senza questi tre elementi la relazione non si dà e genera contro-effetti: noia, avversione, disinteresse. Per questo credo in una personalissima trinità di professori.
Uno. I docenti in atto. Curando faticosamente i tre elementi, trasformano il loro “dìcere”(dire) in “docère”(mostrare): pongono le condizioni dell’imparare non lo pretendono e i ragazzi sono pro-vocati a lavorare sodo (a noia non si oppone divertimento, ma interesse) e a diventare teste fredde e cuori caldi (al contrario di come sono oggi). Generano il desiderio mimetico di raggiungere autonomamente la Luna che il dito mostra, svincolano il sapere dalla pur necessaria prestazione e lo orientano a diventare vita: la cultura come strumento per leggere la realtà con totale apertura, senza subire luoghi comuni e ideologie. Generano simbolicamente, fanno venire alla luce i ragazzi, per ciascuno dei quali hanno una pagina del registro con i punti di forza, non smettono di studiare, prestano libri, offrono un caffè ad uno studente in crisi, fanno una lezione fuori dal programma, dedicano tempo fuori dalla lezione… Tengono il filo come Arianna (amano e sono presenti a distanza) mentre lo studente si addentra nel labirinto e lo decodifica grazie alla cultura che si confronta con la svolte della vita e le sue forme a volte spaventose come il Minotauro. Aiutano i ragazzi a trasformare il loro destino in destinazione: ad ora ad ora m’insegnavate come l’uom s’etterna (Dante a Brunetto). La loro classe è convivio, hanno l’autorità di chi assapora la vita e la porge.
Due. Gli “in-docenti”. Per vari motivi (stanchezza, difficoltà relazionali, equilibrio personale, stipendio…), pur avendo competenza nella materia, non riescono a trasmetterla. Mancano due terzi della relazione (empatia e metodo), somigliano ad un postino che consegna lettere senza busta e/o destinatario. Non propongo disastrose simbiosi o voti politici, ma asimmetria relazionale (non è distacco: emblematico il recente Detachment), in cui la materia è terreno comune di ricerca, non trincea: “la fiducia non si guadagna se ci sforza di guadagnarla, ma se si partecipa alla vita degli allievi, in modo immediato e naturale e se si prende su di sé la responsabilità che da ciò deriva” (Buber). L’indocente non insegna, perché non impara dai ragazzi, la sua classe si appiattisce sulla prestazione (programma ed esame diventano l’orizzonte di autorità).
Tre. Gli “in-decenti”. Non conoscono ciò che insegnano e trasformano la classe, presto connivente, in chiacchierificio e poltiglia educativa.
Ogni discorso sulla scuola è secondario senza i docenti in atto. Non basta l’anzianità come criterio esclusivo di merito nelle graduatorie, ma i tre elementi segnalati e trasversali (docenti, indocenti,indecenti hanno tutte le età). La scuola si liberi degli indecenti; aiuti gli indocenti a (ri)diventare se stessi; punti sui docenti, che ne sono le mura di carne e sangue: ce n’è almeno uno nella nostra vita e gli dovremmo, se non il doppio dello stipendio, almeno un grazie.
La Lettura del Corriere della Sera, 25 maggio 2014 (link)


02/07/2014

L’ADOLESCENZA NON È UNA MALATTIA



LIM open source

WiildOs porta la 

LIM open source nelle scuole italiane

di Lorenzo Mannella
WiildOs

La scuola del futuro è fatta di tante cose. Oltre alla sicurezza edilizia e al rinnovo dei programmi di studio, un ruolo importante lo giocano anche le nuove tecnologie. Negli ultimi anni si è parlato molto di scuola digitale ed esempi di innovazione che possono cambiare le classi in giro per l’Italia.
Uno di questi è WiildOs, il software open source per lavagna interattiva multimediale (LIM) che utilizza un proiettore, una penna a infrarossi e il controller della console Wii. Nato nel gennaio 2011, il progetto è stato sviluppato grazie al contributo di un gruppo di programmatori, docenti, collaboratori accademici e al supporto del Laboratorio Innovazione Tecnologica Supporto Apprendimento (LITSA) dell’Università di Trento.
Dietro all’iniziativa c’è una buona dose di spirito maker: il software WiildOs mette a disposizione delle scuole una piattaforma completa per gestire una LIM, compresi i consigli pratici per installare l’hardware necessario a far funzionare la nuova lavagna. Il progetto è già sbarcato in diverse scuole, ed è in continuo aggiornamento da parte della community di sviluppatori.
Ricapitolando, tutto quello che serve per fare funzionare WiildOs è un computer con Bluetooth, un proiettore, un WiiMote, una penna a infrarossi, una superficie di proiezione e un sistema operativo Ubuntu. Nel caso sui computer scolastici fosse installato solo Windows, il suggerimento è quello di creare almeno una partizione con Ubuntu.
WiildOs
Una schermata di WiildOs
La scelta di puntare tutto su sistemi operativi open source non è affatto casuale – Ubuntu ha i suoi vantaggi e interesserebbe molto anche al governo cinese. Sul sito di WiildOs si legge infatti che:
L’assunto di partenza è che la scuola e gli ambienti di formazioni sono il luogo principe di costruzione della cultura del domani. Data la ristrettezza economica e gli enormi sprechi economici nel mondo della scuola, crediamo che l’unica via percorribile sia la creazione di programmi open source creati in maniera collaborativa e a disposizione di tutti.
Passo dopo passo, la rivoluzione digitale arriverà in tutte le scuole. Come ha detto Dianora Bardi, del centro studi Impara Digitale, a Il Sole 24 Ore: “Noi siamo stati i primi a portare l’iPad in classe e sogniamo una cloud school, una scuola che si collega in rete dove docenti e studenti interagiscono, collaborano, elaborano i propri ebook e li condividono, aprendo le pareti delle classi”.
Sappiamo che una scuola più innovativa è possibile, e idee come WiildOs ce lo dimostrano tutti i giorni. Abbiamo gli strumenti giusti per cambiare le cose, e il bello è che le classi di domani le possiamo costruire in open source.


Buone vacanze ragazzi!






CONSIDERAZIONI FINALI

Che cosa resta di un anno scolastico?

Ci vuole coraggio per certe domande.

Riassumere in poche battute quello che accade nel vorticoso spazio di 200 giorni è impossibile. Basta un anno scolastico perché ogni studente e ogni docente abbia materia sufficiente per scrivere uno o due romanzi.

Credo sia la scuola ad avermi costretto a diventare una blogger, altrimenti sarei rimasta schiacciata da tutte le storie che ogni anno mi capita di attraversare, vivere, sfiorare. Scrivere è usare una rete da pesca: ha la sua paradossale forza nei buchi, che lasciano passare l’ovvio della vita, e nei nodi, che trattengono ciò che si nasconde e sfugge sempre. Provo a tirare su le reti: dopo un anno che cosa resta?

Gli eventi ci impastano e dentro di noi siamo alla ricerca del centro che non siamo disposti a negoziare con niente e nessuno, il lievito che, nel mutare continuo delle circostanze, ci permette di dare ampio consenso alla vita senza esserne vittime. È così a 37 anni, figuriamoci tra i 14 e i 18. Ogni anno è una vita in miniatura a quell’età, e quei 200 giorni un’esistenza in carne viva come è la pelle dell’adolescenza, durante la quale il mutamento è la regola e il rifiutare il mondo il suo corollario. Che cosa posso mai accettare, se non riesco ad accettare chi sono neanche per un giorno?

Per questo scrivo ai ragazzi attraverso il blog. 
Il verbo latino adolescere viene da una radice che indica il “portare a compimento qualcosa” e il participio passato di questo verbo latino è adultus. Per diventare adulti bisogna “adolescere” bene. Da adulti poi bisognerebbe mantenere ciò per cui l’adolescenza è fatta: trovare per che cosa valga la pena giocarsi la vita futura, senza compromessi, con quella fame di verità, bellezza e autenticità che è la costante delle centinaia di ragazzi che ho incontrato in questi anni a diverse latitudini del nostro Paese.

Quando ci decideremo a rinnovare il paradigma che interpreta le età della vita come compartimenti stagni da superare e chiudersi alle spalle? Quando cominceremo a raccontare la vita come continuum in cui le età si mescolano continuamente e ritornano, soprattutto quando alcune fasi sono state trascurate? Solo così trasformeremo l’adolescenza da una malattia ad una possibilità, l’adolescente da oggetto da risolvere a soggetto capace di creare. Ma questa è un’altra storia.

Che cosa resta di quest’anno? Voti? Interrogazioni? Compiti? Programmi? Scartoffie? Note? Tutto questo lo laveranno via le prime settimane di vacanze. Quello che resta è invece la solita umile, usata, difficilissima arte di vivere: quanto sono cresciuto nell’amore ai miei colleghi e ai miei studenti?

Purtroppo non ha memoria la vita se non dell’amore declinato nelle sue molteplici e quotidianissime forme: quanto tempo dedicato a quella lezione per raccontarla proprio a quegli studenti, diversi da quelli dell’anno prima? Quanto tempo trascorso con un collega in cerca di strategie migliori per la loro crescita? Quanto tempo dedicato al quaderno con una pagina per ogni alunno con su scritti i punti forti e i punti deboli, per aiutarlo a superare i secondi grazie ai primi? Quanto tempo speso con ragazzi al di fuori dall’ora di lezione? E quanto tempo perso a sparlare e demolire?

Qualche giorno fa, in un momento di sconforto burocratico, ho formulato una legge: somma il numero di ore impiegate a parlare dei e con i ragazzi, sottrai il numero di ore dedicate a compilare carte e registri. Il risultato, spesso purtroppo negativo, è la scuola italiana.
E che cosa resterà di una scuola così? Quelle riunioni, quelle scartoffie? Non credo, nessuno vive e lavora per queste cose. Resteranno le vite dei ragazzi e le nostre, mutate e maturate con le loro, per un più pieno compimento nostro e loro.

Spesso ho sentito dire da alcuni colleghi che noi siamo seminatori di dubbi. Io preferisco dire seminatori di domande. Ma prima dobbiamo trovare il coraggio di porle a noi stessi: che cosa resta di quest’anno?

 A voi ragazzi cosa resta di quest'anno di scuola e in cosa possiamo migliorare?