Rain

19/04/2012
Un bacione e un ben venuto ai nuovi nuovi lettori fissi !!!!!!!!!
Grazie Mariuvis - Gio - John -  Michele - Mauro S. - Alehandro e thexyolion che non si sa chi è !!!!!

Grazie anche ad Andrea Rubin che oggi mi ha inviato questo video.
Mi ha suscitato gioia ed emozione facendomi ridere in una giornata così uggiosa.
Gentile prof...

Rain (video - cliccate sopra per vederlo)

The Path to follow, il prossimo acquisto Facebook? C'è chi accetta scommesse

17/04/2012

Dei diversi motivi che hanno spinto Facebook ad acquistare Instagram si è già parlato in abbondanza. Sui prossimi passi – ragionevoli o meno – che affronterà il social network più famoso del mondo vige un riserbo tale da avere spinto il giovane ceo Zuckerberg a dire che "Facebook non comprerà altre aziende". Quella delle acquisizioni è un'arma assai tipica delle aziende quotate in borsa, colosso di Menlo Park incluso (a breve). La massimizzazione dei profitti e l'allontanamento della concorrenza sono requisiti che piacciono molto agli azionisti: è quindi irragionevole credere che gli acquisti di Facebook siano finiti.
Tra i dilemmi che – sul breve periodo – Facebook dovrà risolvere ce ne due particolarmente ostici e rispondono ai nomi di privacy e mobile, entrambi fronti sui quali c'è ancora molto da fare. Se gli utenti che usufruiscono di Facebook da dispositivi mobili sono oltre 400 milioni (ovvero una cifra impressionante) si è ancora ben lungi dal riuscire a monetizzare degnamente questo immenso bacino e, sul fronte riservatezza, una stoccata brutale arriva da Randi Zuckerberg, sorella del più famoso Mark la quale sostiene che non pubblicherebbe mai le fotografie dei suoi bambini su Facebook . Indicatori preziosi che, di certo, verranno prontamente analizzati a Menlo Park, dopo avere finito di ripetere "tu quoque".
La soluzione però sembra già esistere e risponde al nome di Path, secondo Foster e altri esperti sentiti dal sito hi-tech americano Read Write Web, il social network per pochi intimi che si basa proprio su una lista minimalista di amici, che i singoli utenti amano scegliere con cura. In media un utente Facebook ha cento "amici", uno di Path ne ha sei e, se il social minimalista diventasse parte integrante del suo fratellone, le lacune legate alla privacy potrebbero essere facilmente colmate. Questa è una delle tante ipotesi sui prossimi passi che Facebook compierà in materia di acquisizioni, attorno ai quali c'è chi accetta scommesse come, ad esempio, il bookmaker irlandese Paddy Power.
Anche sul fronte della mobilità Path potrebbe dare manforte a Facebook, giacché esiste solo per iOS e Android e, insieme ad Instagram, potrebbe fungere da palestra per varare tutta una serie di applicazioni di facile fruibilità mobile, dando il via ad un "Facebook Market Store" embrionale, secondo Dave Frommer - editor di Read Write Web, forse limitato ma quanto mai necessario per competere con i padroni della mobilità, ovvero Apple e BigG. Negozio virtuale col quale sia il team di Instagram sia quello di Path hanno già da tempo preso le misure.

Facebook, la Ue: il tag nelle foto deve essere autorizzato

 17/04/2012


A finire sotto la luce dei riflettori sono le fotografie, proprio nel momento in cui Facebook ha dimostrato di avere a cuore la questione delle immagini con l'acquisizione di Instagram. Il Controllore della privacy dell'Unione Europea ha stabilito che le attività di tagging dovranno essere autorizzate dagli utenti interessati. In qualche modo finisce sotto esame il riconoscimento facciale che permette il tag delle persone.

Se questa direttiva riguarda tutti i social network vi è un'altra nube visibile dalla finestra dell'ufficio di Zuckerberg. La Corte d'Appello di Pau (città francesce di circa 85mila abitanti) ha dichiarato che una disputa tra Facebook e un utente potrà essere dibattuta in Francia. Nel caso specifico l'utilizzatore esige un risarcimento a fronte di una soppressione – per lui illegittima – del proprio account ma, al di là della forma della diatriba, a Menlo Park si sono visti negare la possibilità che la causa fosse dibattuta in un tribunale californiano. La Corte d'Appello ha ritenuto che le condizioni di utilizzo di Facebook, nelle quali viene esplicitamente dichiarato competente un foro californiano per qualsiasi contenzioso di natura legale, sono caotiche, non scritte in lingua francese, male elencate e di difficile comprensione soprattutto se lette su un dispositivo mobile.
A queste motivazioni, che faranno discutere, se ne aggiunge una ancora più provocatoria, secondo la quale "se il servizio (Facebook) viene descritto come gratuito il sottoscrivente mette a disposizione di una società americana i propri dati, ovvero una fonte economico-finanziaria importante per Facebook ed è plausibile che vi sia una contropartita economica anche per l'utente stesso". Questo potrebbe essere un precedente di notevole spessore che obbligherebbe l'ufficio legale di Facebook a correre ai ripari prima di dovere ricevere un'ingente quantità di citazioni provenienti da tutto il mondo.
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Il nuovo museo di Google lascia senza fiato

16/02/2012  per le mie classi 1A-1B-2B-3B

Ispirato dalla Settimana della cultura 2012, sono tornato a visitare dopo un anno il Google Art Project appena rinnovato, ampliato nei contenuti, nella profondità della navigazione, nella potenza dell’interfaccia. Sono rimasto sbalordito. La nuova versione è molto più di un semplice lifting. Google ha scatenato tutta la sua potenza per aprire un museo senza pari, che contiene trentaduemila opere, grazie alla collaborazione con 151 istituzioni museali di tutto il mondo. Dall’Italia hanno aderito la Galleria degli Uffizi e i Musei Capitolini. Provate a cliccare anche voi e resterete senza fiato, per vari motivi.
Dettaglio dell'occhio sinistro della Venere di Botticelli (Uffizi), grazie allo zoom del Google Art Project

Mai vista, prima d’ora, un’opera così nel dettaglio, con la possibilità di zoomare all’infinito, fino a cogliere le sfumature del pennello dell’artista e le crepe sulla tela. E poi la sinergia con Street View, che permette di proiettarsi nella galleria, proprio lì dove l’opera è collocata, e proseguire la visita, capolavoro dopo capolavoro.
Ovviamente non c’è l’emozione di essere nel museo vero e proprio, il bagno di folla, il brusio degli altri visitatori, ma certo è un approccio impagabile, per gli amanti dell’arte e per gli studiosi, che mai potrebbero esaminare un quadro con una lente di ingrandimento così potente.
E poi c’è la meraviglia di poter saltare da un museo all’altro, da un paese all’altro, da un continente all’altro. Qualche giorno fa al Musée d’Orsay, quando il nuovo Google Art Project è stato presentato all’élite dei musei di tutto il mondo, il capo del team di Google, l’ingegnere di origini indiane Amid Sood, ha detto con un pizzico di orgoglio che
la piattaforma permette agli studenti indiani di contemplare i capolavori del Metropolitan Museum, ma anche gli americani ad andare vedere la National Gallery of Modern Art di Delhi“.
Già, perché questa nuova versione del museo globale di Google punta molto sui paesi emergenti e sulle nuove forme d’arte, in un mix di antichità greche dall’Acropoli, pitture rupestri in Sud Africa e Australia, meraviglie del Museo dell’Oro di Bogotà.


Zoom sugli occhi di Vincent Van Gogh (autoritratto, Musée d'Orsay)

I fondamentali, ovviamente, restano e si consolidano. La Tate di Londra, l’Ermitage di San Pietroburgo, il MoMA di New York. Unica eccezione il Louvre, ma soltanto per poco, perché gli esperti di Google sono ancora al lavoro. In compenso la Francia è ben rappresentata, con Chantilly, Fontainebleau, L’Orangerie, Quai Branly, Orsay, Versailles.
Street View ti fa passeggiare negli appartamenti reali di Versailles, o ti fa perdere nelle sale del Musée d’Orsay, circolare nei corridoi della Casa Bianca . Quanto alla risoluzione grafica delle opere, Google non ha badato a spese. Già quarantasei capolavori sono stati scansionati e fotografati con la tecnologia gigapixel, per catturare dettagli  che è impossibile vedere a occhio nudo. Ogni scansione è durata sei ore, ed è stata fatta di notte, per non interferire con gli orari d’apertura al pubblico.
Fatevi un giro, mi ringrazierete.

Io non ho guardato il video della morte di Morosini.

16/02/2012  per le mie classi 1A-1B-2B-3B

Oggi in classe durante la ricreazione si parlava di alimentazione, sport e per finire il commento e scivolato con Marco O. di 3B sul povero Morosini


Io non ho guardato il video della morte di Morosini.
Non ho guardato il video della morte di Bovolenta.
Non ho guardato il video della morte di Simoncelli.
Non ho guardato neanche il video della morte di Gheddafi.
Non ci riesco proprio, non per ragioni morali, ma perché mi si ribella il sangue. Starei male, come mangiare un cibo avvelenato: puro istinto di sopravvivenza.
Niente è più osceno della morte, perché niente è più sacro della morte.
Perché spegnere le partite anziché le telecamere?
Perché guardare la morte di un ragazzo alla moviola, come si guarda un goal?
Se ci riprendessimo il potere che abbiamo, basterebbe poco a fare la rivoluzione: basterebbe spegnere la tv per una sera, riducendo il dio share a una nullità.
Ma noi che cosa vogliamo?
Vogliamo ancora dare degli ordini alla mano che regge il telecomando o che clicca sul video?
O vogliamo vedere tutto, fino all’anestesia di non sentire più il dolore di chi muore?
Cavolo, ragazzi, ditemi che non sto esagerando…
 prof. 2.0